lunedì 30 gennaio 2012

Un museo dell'internet foot fetish - come eravamo appassionati e innocenti

Penso di non fare troppo cortocircuito tra memoria personale e memoria collettiva, affermando che all'inizio dell'esplosione del foot-fetish su internet ci fu Piedi Italiani. Naturalmente questa affermazione è valida per gli italici internauti, nei pioneristici primissimi anni del terzo millennio. In lingua inglese, proveniente dagli USA, c'erano già siti a pagamento sul tema, perché lì internet si era affermato ben prima e avevano tristemente capito le innumerevoli fonti di guadagno. Ma nel web limitatamente di circolazione italiofona regnava l'amatorialità e l'improvvisazione. E Flover – queste righe vogliono essere anche un elogio di questo webmaster, capitano mio capitano – fu un grande improvvisatore.
Se andate al sito, tutto miracolamente (altra tua grandezza Flover, lo stile con cui hai messo fine alla creatura imbalsamandola...) è rimasto congelato al novembre del 2002 – e sembrano davvero essere passati così tanti, dieci, un'eternità per internet! – quando l'artefice del sito decise di fermare il cuore di quella che era diventata la prima comunità dei feticisti del piede: il forum.
Apprezzabili allora i tentativi di mettere in condivisione foto reperite da tv e riviste di personaggi famosi, assieme ai piedini di ragazze sconosciute che si erano imbattutte nel mondo foot fetish. Ricordo ancora la spasmodica ansia di visualizzare quelle foto, supplicando quei lentissimi modem. Il rischio di dover da un momento all'altro chiudere la pagina per un ingresso in stanza non desiderato, e annullare tutta la fatica di quella ingenerosa ma romantica connessione. Dicevo apprezzabili le foto... ma la vera gioia che ci faceva connettere ogni giorno a Piedi Italiani era il forum. Forse non si facevano discorsi molto diversi da altri che si possono leggere oggi, dedicati all'argomento... ma per quelli della mia generazione (ora trentenni che con difficoltà si capacitano che c'è stata un'epoca senza internet) fu la loro privata personalissima discretissima liberazione sessuale: internet apriva un mondo occultato e mostrava tutte le dimensioni considerevoli del fenomeno foot fetish. Non si era soli, non si era pochi!
Discussioni su improbabili outing, feticisti repressi e feticisti disinibiti e di successo con l'altro sesso, avvistamenti, segnalazioni, racconti veri, inventati o a metà strada... E un webmaster, Flover, che fu quasi un piedagogo – ops... pedagogo – per lo stile e il gusto, e che si stancò forse perché non aveva più il tempo di seguire la sua creatura con la cura di sempre che riteneva necessaria, preoccupato per chi abusava degli spazi concessi non vergognandosi della propria stupidità e volgarità (grande problema congenito a internet).
Andate a visitare questo sito, non ci sono molti musei così.

venerdì 20 gennaio 2012

Il feticismo dei piedi nella "Psychopathia sexualis"

Riteniamo che il feticismo sia un aspetto troppo ampio, complesso, e soprattutto umano, per essere rilegato alla psicologia e in particolar modo alla psicopatologia (sessuale). Si tratta di un'universale espressione e significazione  che riguarda tutti i campi; il feticismo dei piedi è una sua epressione nella sessualità, centratasi su una parte molto significativa del corpo umano.
Questi brevi cenni sull'universo stanno a difendere un feticismo dei piedi che non debba necessariamente e per lo più rientrare nelle forme di perversione sessuale (benché appunto esistano perversioni di tipo feticistico che hanno per oggetto i piedi). E ci sembra una necessaria premessa non solo generale per questo blog, che parla di feticismo dei piedi con orgogliosa rivendicazione dell'epressione, ma anche in merito a quanto stiamo per dire nel presente post. Che ha per oggetto un po' di citazioni dal manuale classico consultato da psichiatrici, psicologi, medici e giudici: la Psychopathia sexualis di Kraft-Ebing. Per la prima volta pubblicato nel 1866 – col sottotitolo "con Speciale Riferimento all’Istinto Sessuale di Carattere Contrario: Uno Studio Medico-Forense" –, è stato per anni e anni, fino ancora a poco tempo fa, il "testo unico" in materia, e  ha comunque influenzato tutti i successivi studi, se non altro perché ha coniato molti termini (tra cui sadismo e masochismo) tuttora usati dagli stessi felici e soddisfatti praticanti.

Precisiamo che purtroppo non c'è stato possibile, finora, consultare la prima edizione o quelle immediatamente successive: abbiamo tra le mani l'edizione di Pgreco (Milano 2011), che riprende a sua volta un'edizione italiana della metà degli anni sessanta che aveva rielaborato l'originale completandolo con riferimenti medico-legali al diritto italiano.
Dato il taglio dell'opera, la trattazione generale e i casi presentati non possono ovviamente non essere quelli patologici, ma va a merito del Kraft-Ebing fare una significativa distinzione all'inizio della sua esposizione della voce "Feticismo di parti del corpo":
Come nella vita normale l'occhio, i capelli, la mano, il piede, talora anche il seno della donna diventano feticci, così non è raro che le stesse parti del corpo si presentino come oggetto di feticismo patologico. Questo risulta dal concentrarsi dell'interesse sessuale esclusivamente su tali parti del corpo, accanto alle quali scompare tutto il resto onde risulta la donna e questa perde ogni altro valore sessuale.
Le righe sono molte chiare: c'è un feticcio che è parte integrante della sessualità (ma morigerata e non libidinosa...) e non dà adito a comportamenti patologici, e c'è poi una ossessione esclusiva e totalizzante, da riferire alla patologia. Un passo dunque illuminato, all'interno di un'opera che certo non pecca di trasgressività, anzi.
La casistica successiva che egli espone, infatti, e che riguarda casi di feticismo dei piedi,  oggi difficilmente apparirebbe patologica e ci fa presente i canoni molto rigidi a cui si attiene Kraft-Ebing. Ma ancora prima egli abbozza un interessante confronto tra feticismo delle mani e dei guanti, da una parte, e feticismo dei piedi e delle scarpe, dall'altra:
Manifestazioni di civiltà, tradizione, motivi estetici, ecc., hanno spesso una parte preponderante nel suggerire le cure per le mani e i piedi che questi individui pervertiti vorrebbero far dipendere da perversioni sessuali. Accanto ai feticisti della mano sono da considerare i feticisti del piedi. Soltanto, mentre il feticismo della mano è sostituito raramente dal feticismo del guanto, appartenente alla categoria più ampia del feticismo per cose, si trova molto spesso il feticismo delle scarpe e degli stivali in luogo di quello del piede. Il motivo si intuisce facilmente. Il bambino vede la mano della dona per lo più a nudo, mentre il piede vede per lo più calzato. Per questo le associazioni, onde si determina nei feticisti la tendenza caratteristica della loro sessualità, si riconnettono alla mano nuda e al piede, invece calzato. In ogni caso questa spiegazione vale per gli individui cresciuti in città e spiega senz'altro la rarità del feticismo del piede. Faccio astrazione dal masochismo larvato nella forma della coprolagnia in cui il fascino feticistico è esercitato non dal piede pulito, ma dall'opposto.
Non passi inosservato, comunque, l'attacco nelle prime righe: ok decantare la bellezza estetica dei piedi femminili, me i pervertiti libdinosi si sbagliano se credono che la cura femminile per le estremità abbia un messaggio sessuale... In questo passo Kraft-Ebing esprime soprattutto però la convinzione che, come nel feticismo riferito alle estremità degli arti superiori la passione per le mani sia preponderante statisticamente rispetto al fascino dei guanti,  così per il feticismo riferito alle estremità degli arti inferiori la passione per le scarpe sia più diffusa di quella per i piedi nudi. Delinea così un chiasmo che è tuttavia discutibile, soprattutto quando parla di "rarità del feticismo del piede", statisticamente criticabile, a meno che non si prenda il feticismo delle scarpe nell'accezione più ampia. Infatti, se sommassimo l'attrazione delle sensuali scarpe femminili provata dagli uomini alla passione delle donne per le loro calzature, sarebbe certamente così. Ma Kraft-Ebing sta chiaramente parlando della sessualità maschile.
Quanto egli afferma sembra andare contro la convinzione al quanto comune che è il nascosto, il sottratto, il velato, ad attirare l'attrazione sessuale. Kraft-Ebing invece ritiene che le fissazioni feticistiche si creino nel bambino per diretta esperienza visiva: dunque il feticismo dei guanti è un derivato perché essi sono indossati più raramente, mentre le scarpe sono portate per la maggior parte del tempo, e dunque le scarpe sono più osservate e attraenti dei piedi. Ma forse sarebbe più significativo riprendere un confronto pene-vagina/piede-scarpa, e come sesso maschile e senso femminile sono complementari, così può essere per scarpa e piede nel feticismo, senza dover sentire la necessità di stabilire una predominanza e una derivazione tra di loro.
Ad ogni modo, appare invece pertinente il richiamo al masochismo, che già riterrei presente in forma delicata nello stesso feticismo dei piedi, ma che egli ritiene all'opera nella forma di ciò che definisce "coprolagnia" (la pratica di sporcare parti del corpo che divengono così estremamente eccitante, come avviene per i più estremi pissing e scatting), ovvero il cosiddetto dirty foot fetish.
Non è possibile rintracciare in Kraft-Ebing una teoria generale su feticismo e sul feticismo dei piedi, ancora meno una teoria eziologica. Tenendo conto, però, dei casi patologi da lui raccontati, a prima vista porebbe sembrare che propenda per un accostamento del feticismo dei piedi a una forma di omossessualità repressa. Una posizione, cioè, vicina a quella che poi sarà di Freud, che, in Tre saggi sulla teoria sessuale (1905),  fa risalire il feticismo del piede a una compensazione immaginativa del pene, evirato nella donna (succhiare il piede a una donna è, insomma, succhiarle l'unico pene possibile, il feticista del piede femminile è un omosessuale che si sfoga per come gli è possibile con la donna). Teoria sulla quale si avrebbe molto da ridire, e non sulla pertinente, a mio avviso, comparazione tra il piede e il fallo, e la funzione (ludica) del fallo-piede per la donna, ma sul dover a tutti i costi delineare la repressione patologica di una presunta omossessualitè, frutto di una fallità evoluzione dello sviluppo sessuale infantile... teoria le cui premesse non si trovano in Kraft-Ebing (ma Freud ha letto con ammirazione le sue pagine sul feticismo). Nel caso da lui ritenuto patologico che qui citiamo, infatti, nelle righe finali parla di un "feticismo dei piedi originario" e di un'"omossessualità tardiva" e non latente e originaria nel feticismo:
Caso 144. – Feticismo del piede. Omosessualità tardiva. X., funzionario, 29 anni, di madre neuropatica e padre diabetico. Psichicamente ben dotato, di temperamento nervoso [...]. Ricorda con certezza che già all'età di 6 anni la vista di donne a piedi nudi lo eccitava sessualmente e gli provocava lo stimolo ad inseguirle o ad essere presente al loro lavoro. All'età di 14 anni si insinuò, una volta, di notte, nella camera di sua sorella che dormiva, e ne abbraccio e ne baciò i piedi. Già ad 8 nni imparava da solo a masturbarsi, compiendo l'atto mentre immaginava piedi femminili nudi. A 16 anni portava spesso in letto con sé scarpe e calze di donne di servizio, e quindi manipolandole si eccitava sessualmente e si masturbava.  A 18 anni il libidinoso X. cominciò ad avere rapporti sessuali con ragazze. Era perfettamente potente. Il coito lo soddisfaceva, e il suo feticcio non aveva parte alcuna in tali rapporti sessuali. Non sentiva la minimina inclinazione sessuale per persone di sesso maschile, e i piedi maschili non lo interessavano in alcun modo.
A partire dall'età di 24 anni si produsse in lui un cambiamento nella sensibilità sessuale e nello stato di salute. L'individuo divenne nevrastenico e cominciò a provare inclinzazione sessuale per l'uomo. […] Soleva masturbare uomini, riceverne il pene in bocca e baciar loro i piedi […].
Epicrisi
: Feticismo dei piedi, originario. Omosessualità tardiva, con trasposizione dei complessi associativi legati al citato feticismo dall'eterosessualità all'omossesualità.

domenica 15 gennaio 2012

BACIAMI, STUPIDO - I piedi capolavoro di Kim Novak

Baciami, stupido di Billy Wilder è un assoluto capolavoro. Lo è come commedia cinematografica (forse seconda solo a A qualcuno piace caldo), e ancora di più come manifestazione artistica del feticismo del piede e della scarpa.
Dobbiamo probabilmente ringraziare la censura di quei primi anni sessanta, per tanta raffinata eleganza.  

Kim Novak per la quale non abbiamo parole... ha  piedi che sono I Piedi, per la loro bellezza morbida e archetipicamente femminile e per il modo con cui sa muoverli.

Il fatto che questa commedia debba brillantemente giocarsi tra trasgressione e "repressione", facilita l'espressione di un elegante e morboso feticismo: i due uomini che si muovono attorno a Polly (Kim Novak) sono sedotti dai suoi piedini,  piedini solo sfiorati in una scena da Dino (Dean  Martin)... lo scambio sessuale allora slitta sulle fantastiche scarpe di lei,  in cui si versa vino e da cui si beve ammaliati.   
Una scarpina  piena di vino rosso, a dispetto dell'uso fattone da Polly fino a pochi minuti prima: indossata per tutto il caldo giorno da un piede nudo...

Alcuni anni prima, nel 1958, Kim Novak era stata oggetto di tutt'altro, più serioso e psicanalitico feticismo: ricordiamo la sua eccezionale interpretazione di Madeleine Elster-Judy Barton in La donna che visse due volte (Vertigo) di Alfred Hitchcock, lì erano i capelli, i vestiti, tutta la sua figura a ossessionare il protagonista, in un minaccioso senso di colpa e di morte. Temi decisamente lontani da quel mattacchione di Billy Wilder.


sabato 14 gennaio 2012

ICONE POP - Paris Hilton


Ci sarebbero molti motivi per parlare male di Paris Hilton, e allora ne parliamo bene. Della sua icona, si intende, e dei suoi piedi. Size 11 – anche se in questa copertina si vuole esagerare e le si attribuisce un 12 –, ovvero il nostro 43. Chi scrive non va molto matto per piedi così grossi, eppure questi hanno un fascino tutto particolare, proprio per un'evidente non particolare raffinatezza estetica... Forse perché nell'icona Hilton i suoi piedi sanno riassumere ed esasperare il mix di nobiltà e volgarità, eleganza e goffaggine, rappresentato da questa donna. Comunque, confesso personalmente che non resisterei senza passarle la lingua lungo le sgraziate piante, e tra ognuna di quelle dita.

In questo film del 2006, Pledge This, credo mai distribuito in Italia (forse giudicato troppo idiota perfino per noi), una studentessa Paris Hilton si fa baciare il piede da una ragazzina matricola che sembra prenderci fin troppo gusto... la scena si trova su youtube, in una versione spagnola (ma ce n'è una anche in russo).



sabato 7 gennaio 2012

L'ULTIMO IMPERATORE - Corruzione e decadenza del Tardo Impero


http://www.youtube.com/watch?v=GceHtawydc0


Chi scrive ha a cuore questa scena del grande film di Bertolucci, L'ultimo imperatore. Ancora non c'era stata l'esplosione del foot fetish in internet (non c'era internet), e, bambino, fu la prima volta che vidi espressa un'attrazione per il piede che sentivo forte in me, ma non potevo affatto essere sicuro che fosse condivisa da altri. Anzi. Peraltro la scena riguardava un mondo antico e lontano, di decadenza, e aveva per protagoniste due traviate fumatrici di oppio... l'imperatrice Wang Jung e Gioiello d'Oriente. Mi rimaneva l'impressione di una perversione, ma almeno avevo prove di condivisione...
Non si tratta dell'unica scena fetish di Bernardo Bertolucci, ne citeremo altre. Facendo della sana dietrologia, ipotizziamo che il contesto cinese, noto per l'attenzione e la cura particolare del piede femminile, abbia spinto il regista a rappresentare una personale attrazione. Espressione che è comunque molto occidentalizzata, perché ci si sbaglia di grosso quando si trasporta il nostro gusto foot fetish, moderno e occidentale, alle pratiche di feticismo del piede cinese. Ritorneremo su di esse, ricordiamo soltanto che, per la nostra sensibilità, più che con l'erotismo sembrano avere a che fare con una specie di tortura (cfr. il Loto d'oro). Tanto che il nostro Restif de la Bretonne arriva a dire: "La petitesse du pied, telle qu'on la procure aux Chinoises, est un véritable défaut" ("La piccolezza del piede, come la procurano i Cinesi, è un vero difetto", Le pied de Fanchette, prima parte, cap. I, n. 2).



venerdì 6 gennaio 2012

RESTIF DE LA BRETONNE o le cronache feticiste

Potrebbe essere definito la versiona nevrotica, borghese e moralista, del marchese De Sade, Restif de la Bretonne. La prefazione del suo eccezionale romanzo Le pied de Fanchette ("Il piede di Fanchette"), è una meravigliosa prova di pruderie. La malcelata ossessione per i piedi e le scarpe del buon Restif, infatti, cerca di trovare una legittimità espressiva connotandosi per una riflessione morale: più che dalla grandezza, l'uomo sembra essere soggiocato dai piccoli incanti della seduzione femminile. Ma la dissumulazione, forse dovuta anche ai costumi del tempo, è la stessa grandezza del nostro scrittore, e fa di lui un grande cronista e fenomenologo del feticismo. Questo romanzo è pieno di reportages storici e contemporanei (dell'epoca di Restif, seconda metà del Settecento), un vero gioiello – ancora inedito in Italia – che spero di poter continuare a tradurre, almeno in altre parti.
IL PIEDE DI FANCHETTE
Parte prima, Capitolo I, Prefazione

Parturient montes, nascetur ridiculus mus.

Sono lo storico veritiero delle conquiste brillanti del piccolo piede di una bella. O voi! stupore e terrore dell’universo, conquistatori celebri – Nino, Sesostris, Alessandro, Cesare, Carlomagno, Gengis Khan, Enrico IV, focoso Carlo XII… e anche tu, ambizioso Luigi XIV – alzate bandiera bianca! Avete regnato su uomini che tremavano davanti alla vostra temibile potenza; e Fanchette – giovane, senza nome, senza nascita, eppure con un seducente visino… occhi pieni di dolcezza, un piede… cielo! un Piede… come mai se ne vide, tant’ è bello – Fanchette regna per mezzo dell’amore su qualunque cuore. Il suo trionfo è ben più dolce di quello che vi hanno procurato tante vittorie! Per tenere sottomesso chi le è soggetto, le occorre soltanto apparire e fare un passo. Come accadde per la famosa Semiramide, a cui bastava mostrare ai popoli in rivolta i suoi bei capelli sparsi e il suo collo nudo, per calmare la rivolta dei sediziosi affascinati; o come accade ai nostri giorni all’amorevole Lévêque, che, calzando una graziosa pantofola, attira sul suo piedino gli occhi di una folla di ammiratori. Non c’è un solo giovane che non invidi la sorte del suo fortunato sposo. Se con un sorriso essa incoraggiasse coloro che ha affascinato, farebbe di un militare Condé; di un poeta Voltaire; di un prosatore Rousseau; di un musicista Rameau; di un pittore David: di tutti gli artisti farebbe grandi uomini, di tutti gli uomini amanti.
Quale enfasi, dopo un tal titolo, si dirà!… Ma caro lettore, è quanto si è soliti fare, allorché si scrive la storia di persone viventi, o per conto della sua famiglia: si impiegano parole grosse, frasi grandi, per dire piccolissime cose. D’altra parte, il mio soggetto non è così da poco come ci si potrebbe aspettare. L’attenzione delle donne contemporanee a risaltare le grazie di un piede carino, e la nostra esperienza, sembrano indicarci che il piede da solo sia sufficiente a far nascere delle passioni. Ma che dico? Perché limitarmi al nostro secolo, e fornire mere congetture, quando la storia ci fornisce degli esempi? «Lo splendore della scarpa» della bella Giuditta «abbagliò Oloferne», prima che la sua «bellezza rendesse schiava l’anima» del generale assiro. Il padre del selvaggio Vitellius non potè vedere senza emozionarsi il piede delizioso dell’imperatrice Messalina: «egli ottenne il permesso di toglierle le scarpe e si impossessò di uno dei suoi sandali che portò sempre con sé, sovente baciandolo». Forse perché nelle donne, questi esseri affascinanti destinati a piacere, la natura ha voluto che tutto fosse incantevole? Non occorre dubitarne: queste amabili maghe trasformano in un talismano di conquista ogni cosa da loro usata; tutto diventa freccia dell’amore, allorché è toccato da loro.

Fonte: Restif de la Bretonne, Le piede de Fanchette-Le paysan perverti-Les contemporaines du commun, Editions Robert Laffont, Paris 2002, traduzione italiana mia.
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CENERENTOLA - Uno spettacolo di fetish


Avremo modo di ritornare sul mito di Cenerentola, forse il mito feticista che ha avuto più successo a livello globale. Richiamo per il momento una recensione di Giuseppe Distefano molto "sensibile" alla nostra tematica.


Curiosa, e bellissima, coincidenza nell'arco di pochi giorni. Due versioni di "Cenerentola" in concomitanza: al Teatro Massimo Bellini di Catania quella di Jean-Christophe Maillot con Les Ballets de Monte-Carlo, e quella di Matthew Bourne al Ravenna Festival.
Da quando la fiaba in balletto è nata – debutto al Bolshoi nel 1945, musica di Prokoviev e coreografia di Zacharov - non c'è stato chi non abbia cercato di ribaltarne trama e significati, portandola su terreni particolari. Compreso Rossini che sostituisce la matrigna con un patrigno. Per non parlare poi dei nostri contemporanei. Da Maguy Marin a Lindsay Kemp; da Nureyev a Heinz Spoerli, da Aleksej Ratmanskij a Neumeier, al nostro Fabrizio Monteverde. En travesti, bamboleggiante, trasgressiva, hollywoodiana, femminista, introspettiva, e via di seguito, l'intramontabile storia si presta, per il suo plot, a molteplici chiavi di lettura.

In questa di Maillot, del 1999, visivamente un capolavoro di scene e costumi
che unisce elementi di modernità a citazioni barocche, non abbiamo più nella scarpetta fatidica il centro focale. Il principe è, praticamente, un feticista. Descritto come un edonista inquieto e viziato, egli va all'inseguimento di una fanciulla dal piede puro e delicato di cui si è innamorato. In termini psicanalitici, dunque, al simbolismo sessuale della scarpetta subentra il feticismo del piede. Coreografo prolifico, alla guida della compagnia monegasca dal 1993, Maillot miscela linguisticamente classico e moderno, con un vocabolario teatrale che sulla base di una tecnica rigorosamente accademica vira in modalità contemporanee tra astrazione e movimento puro.
Gaia e scattante, poetica e critica, la sua "Cenerentola", oltre a evidenziare l'umanità dei personaggi, ha una forte valenza psicologica. C'è infatti nella protagonista l'identificazione – reale o immaginata – della madre morta e della fata, in un costante desiderio al ricomporsi della sua originaria famiglia. Già nel prologo il passo a due dei genitori (che ricorda Romeo e Giulietta) diventa il ricordo di una felicità perduta. Realtà e sogno si confondono continuamente, avendo nell'immagine del piede il filo rosso del balletto.
Dentro un impianto scenografico di gigantesche pagine bianche, sono molte le scene-madri: la messinscena di una rappresentazione caricaturale della sua stessa storia raccontata dalla fata con una divertente sfilata di manichini manovrati dai cosiddetti "ministri del piacere" (al posto dei topi); la vestizione della ragazza con lo stesso abito indossato dalla madre al suo ultimo ballo, con il piede che, in quel momento, brilla illuminato di lustrini; e, in contrapposizione, i piedi neri e orribili delle due sorellastre quando il principe le prova la scarpetta.
L'intero balletto è pieno di sequenze che incantano, sia per i costumi stravaganti e coloratissimi le cui fatture ricordano i manichini di De Chirico, le maschere grottesche, le invenzioni sceniche; ma soprattutto per quello stile di danza che dal neoclassico sfuma nel moderno con vivacità e purezza, e per quel andamento buffo e regale, illustrativo e onirico della drammatutgia. Che fa chiudere il balletto con l'audace invenzione di Maillot di far danzare la fata-madre con il padre. Sogno di espiazione e di ritrovata felicità.

Cenerentola, coreografia di Jean-Christophe Maillot, musica di Sergej Prokof'ev, Les Ballets de Monte-Carlo. Al Teatro Massimo Bellini di Catania.
www.teatromassimobellini.it


Una Cenerentola sotto le bombe della Seconda Guerra mondiale
in una Londra distrutta dai bombardamenti di Hitler? Per niente inverosimile per Matthew Bourne. A sostegno di questa rilettura c'è la considerazione del reale contesto storico in cui Prokof'ev scrisse la partitura del celebre balletto. Il clima in cui nacque era quello della Russia sovietica che rinasce dalla guerra, e il compositore non poteva non risentirne.
Ascoltarla ora, nei suoi toni oscuramente romantici come non ci eravamo mai accorti, liberata dell'immagine di tutte quelle variazioni fiabesche del balletto romantico, accompagnare i movimenti e illustrare l'attuale messinscena di Bourne combacia perfettamente. L'acclamato coreografo e regista inglese, campione di sold-out, reso famoso dalla rilettura iconoclasta di un "Lago dei cigni" con pennuti tutti maschi, ha al suo attivo diverse riletture di balletti classici, e non solo, trasformati in originali musical. "Cinderella" è uno spettacolo del 1997, ora rimaneggiato ma sempre lussuoso e identico nella struttura, creata per la sua New Adventures Company.

L'immagine di
un'enorme scarpetta luccicante, sullo sfondo cupo di rovine di guerra, copre l'intero boccascena all'ingresso in sala. Partono filmati d'epoca sulle avvertenze da seguire in caso di allarme aereo. Il titolo proiettato "Cinderella" ci immerge subito in un mondo da film, e la percezione, per tutto il tempo, è di assistere ad un classico del cinema. La magia di questo spettacolo sta proprio nel mixare con grande maestria danza, cinema, teatro, musical, senza distinguo per l'uno o l'altro genere. Ma che il coreografo londinese si sia ispirato al mondo cinematografico è ben evidente.

Vi sono molte citazioni di classici, principalmente il film di Powell e Pressburger "Scala al paradiso" del 1946, dove un pilota della Raf sopravvive per miracolo al suo aereo schiantatosi nel mare. Questo personaggio, al posto del principe, lo ritroviamo nella versione di Bourne che racconta, in sostanza, una storia d'amore e conflitti in tempo di guerra. La poveretta vive vessata con una matrigna ubriaca, sessuomane e dalle tendenze omicide (simile a Joan Crawford), con un padre paralizzato e in carrozzella, e, oltre alle due sorellastre, con tre fratellastri, il feticista, l'imbranato, il gay.


Al posto della fata c'è un onnipresente Angelo platinato in eleganti movenze alla Fred Astaire, che trascina la fanciulla, prima goffa e occhialuta, poi in elegante tulle e tacchi a spillo, su una sidecar per condurla alla festa da ballo. Il salone è il famoso Cafè de Paris, luogo di divertimento ed evasione, che, semidistrutto, ritorna a vivere nel suo fulgore in una sorta di flashback della protagonista tra sogno (o incubo) e realtà, e dove lei appare dalle scale scintillante come Ginger Rogers. C'è tempo per una notte d'amore col bel pilota - sulla musica "rubata" a "Romeo e Giulietta", sempre di Prokofiev, del quale ricalca la sequenza coreografica -, prima che il sogno si infranga per i bombardamenti. Lei viene portata via in barella, lui disperato la cerca inutilmente con la scarpetta in mano. Vaga tra le macerie, nei bassifondi, nella metropolitana, lungo il Tamigi.


Si ritroveranno casualmente in ospedale dove lei, che ha perso la memoria, la riacquisterà sentendo l'urlo del suo amato sottoposto a elettrochoc. Partiranno insieme per il viaggio di nozze dalla stazione di Paddington, luogo di addii perché la guerra continua. Si chiude quindi in un clima di malinconia anche se lo spettacolo brilla di vivacità e di humour grazie anche alle scene accurate e lussuose e ai costumi vintage. Non aspettatevi però chissà quale innovazione coreografica. Le danze mescolano vari generi e l'insieme e catalogabile al musical. Ma di gran classe. Un piacere, oltre per gli occhi, per le orecchie, perché la musica di Prokofiev è in sound surround.


"Matthew Bourne's Cinderella", direzione e coreografia di Matthew Bourne, scene e costumi Lez Brotherston, luci Neil Austin, suono Paul Groothuis. Prima italiana in esclusiva per Ravenna Festival.
www.ravennafestival.org


ilSole24Ore, 18 giugno 2011

lunedì 2 gennaio 2012

BIBLIOGRAFIA - "Erotismo del piede e della scarpa" di William Rossi




The sex life of the foot and shoe dell’italo-americano William Rossi (podologo, scrittore, editor, commentatore televisivo, morto a 92 anni) era stata pubblicata per la prima volta negli USA nell’ormai lontano 1976, due anni dopo fu tradotta in francese (Erotisme du pied et de la chaussure). L’atteggiamento dell’autore assunto era di tipo pionieristico, o meglio, “archeologico” e “futurista” ad un tempo, poichè tentava di portare a consapevolezza il significato sessuale del piede femminile, implicitamente onnipresente nell’iconografia erotica e, soprattutto, nella moda delle scarpe. La tesi da sostenere e approfondire era enucleata nell’incipit del libro: “Il piede è un organo erotico e la scarpa è il suo rivestimento sessuale”. Il piede possiede una sessualità naturale, il cui potere è rintracciabile in tutte le popolazioni di tutte le culture storiche, e poiché la scarpa custodisce questa estremità, la protegge esaltandone però ad un tempo le forme, la moda che si occupa delle calzature costituisce una vera e propria “arte erotica”. Alla sensualità del piede fanno un più o meno velato riferimento le leggi delle nazioni, i libri religiosi degli indù, dei cristiani, dei mussulmani, dei buddisti. E’ affermata nei costumi della maggior parte delle società, nelle leggende, nelle tradizioni, nelle mitologie, negli scritti artistici di poeti e drammaturghi. Aspetti a cui lo scrittore, veramente colto e senza smanie da esibizione, non mancava di fare numerosi e leggerissimi riferimenti.
Ciò che rende ricca la prospettiva di William Rossi è la sua incontestabile esperienza, dovuta all’essere, oltre e prima di tutto un impenitente feticista dei piedi, un tecnico addetto ai lavori, non solo perchè podologo, ma perchè studioso e pubblicista divertito dai costumi sessualie e attento alla moda, in particolar modo al mondo delle calzature. Del resto, la sua dedizione totale, rivolta alle estremità, doveva essere stata una costante della sua vita fin dall'inizio: i genitori possedevano un negozio di scarpe a Boston!
Molte sono le domande a cui ha provato a dare una risposta, in questo libro. Sono quesiti che portano ad affermare l’eroticità originaria del piede: perché molte donne indossano scarpe a punta? il piede possiede “nervi sessuali”? che cosa rende un’andatura erotica? anche le donne sono feticiste delle scarpe come l’uomo? si può parlare di una psicosomatica del piede?
Una curiosità: anche per i feticisti dei piedi inquieti, che non si accontentano del proprio giardino, sembra valere il detto che l’erba del vicino è sempre più verde. Quanti di noi, avendo in mente l’opera di Batters, e le pin-up, hanno fantasticato di un mondo americano sfacciato e consapevole di tutte le potenzialità erotiche? Eppure, sempre per ritornare ad un complesso e angosciante aspetto sociale a cui faceva riferimento, per l'appunto, l'articolo sopracitato, scriveva Rossi: “Gli Stati Uniti sono l’unico paese in cui si insiste con incredibile esagerazione sulle malattie dei piedi, i piedi sporchi, l’odore dei piedi…l’ottanta per cento degli articoli che compaiono nelle riviste e nei giornali sulla salute del piede, trattano dei mali del piede. Una cosa è far prendere coscienza al pubblico dell’importanza del piede, altra è mostrargli solamente il lato negativo”. Mugugno condivisibile e attualissimo, vero? Così, in maniera uguale e contraria a noi, Rossi idealizzava il gusto europeo, la sua capacità di esaltare il fascino delle estremità …peccato solo che aveva in mente la sensibilità di un Goethe o di un Wagner,e ai loro elogi del piede femminile, e non il famigerato e "sensato" gusto medio del buon europeo!

Di seguito, per darvi un’idea dello spirito dell’opera e della capacità dell’autore di intrecciare succosi aneddoti e dotte citazioni – a tal proposito non passi inosservato il riferimento ad Havelock! – riportiamo una traduzione dell’introduzione al capitolo secondo (pp.15-17).



L'erotismo del piede va ben oltre il "simbolismo". Da sempre il piede ha avuto un ruolo diretto nell'attività sessuale dell'orgasmo e dei suoi preliminari. Queste pratiche non sono materia eslusiva di feticisti e originali, ma hanno riguardato la gente normale del mondo intero. Qualche anno fa, a Londra, ebbi l'occasione di discutere sull'erotismo del piede con uno dei miei amici, redattore di un periodico consacrato alla scarpa. Mi dice con un curioso sorriso: "Anzichè parlarne, venga a vedere coi suoi occhi". Quella sera stessa mi portò in una casa discreta, che si chiamava – l'appresi successivamente – Il Palazzo del Piacere del Piede. Fummo accolti da una donna dal portamento di matrona, "la Signora", in un interno ammobiliato con gusto ma senza lusso. Degli uomini e delle donne interamente vestite erano sedute, bevevano e parlavano. Ma poco dopo, alcuni tra loro, accompagnati dalla donna che sceglievano, scomparivano. Il mio amico e io chiacchieriamo con la "Signora". La sua clientela – essa raccontò – era composta da "sofisticati sessuali" e comprendeva degli Europei e dei Britannici e – aggiunse – un Americano che aveva sentito parlare della sua istituzione, "unica" nel suo genere. Ci spiegò ciò che il Palazzo del Piacere del Piede offriva alla sua clientela:
— Le nostre ragazze sono decisamente speciali. La cosa più importante per loro è di avere dei piedi molto belli, graziosi e mobili, con una pelle liscia e delle dita lunghe e flessibili. E noi le insegnamo a divenire esperte nell'arte di fare l'amore con i loro piedi.
— Cosa fanno con i loro piedi? domandai. O cosa fanno gli uomini con i piedi delle ragazze?
Ella sorrise paziente, come si fa con un bambino. Poi, in termini crudi, chiarì:
— Tutti i nostri clienti sono ciò che si dice "uomini normali". Sono qua per scopare. Ma hanno una cosa in comune, apprezzano il ruolo dei piedi nei preliminari dell'atto sessuale; questo gioco può prendere tutte le forme possibili: la ragazza masturba il pene coi suoi piedi, o l'uomo infila il suo pene tra i piedi di lei, o le succhia le dita dei piedi, o, ancora, penetra con l'alluce la sua vagina, oppure bacia i piedi della ragazza mentre la scopa. Ed esistono ancora molte altre pratiche.
— La maggior parte di loro, dunque, sono feticisti dei piedi, dissi io.
— No, non esattamente, spiegò lei. Alcuni uomini amano divertirsi con i seni, altri con la lingua o con la punta dell'orecchio. Ciascuno secondo il proprio gusto. I nostri trovano piacere a fare l'amore con i piedi. Sono parecchi i clienti che non hanno mai fatto questa esperienza prima di venire da noi. E ora vengono regolarmente.
— Una cosa mi intriga, dissi io. Avete un numero sufficiente di questi amanti dei piedi per riuscire a mantenere questa bella casa?
Sorrise di nuovo.
— E' da quindici anni che portiamo avanti questo affare e i clienti sono sempre più numerosi. Nè siamo i soli. Vi sono case analoghe a Berlino, Parigi, Napoli e Copenhagen e altre ancora in Europa. Lo stesso negli Stati Uniti, senza dubbio. Questi amanti dei piedi, come lei li chiama, costituiscono una minoranza più importante di quanto crede.


***

Non è raro che un uomo provi soddisfazione sessuale facendosi accarezzare gli organi genitali dai piedi della sua donna. Nella sua opera Erotika Biblion, Mirabeau cita l'esempio delle donne che, in Grecia e in Medio-Oriente, coltivano l'uso dei loro piedi per eccitare l'istinto sessuale degli uomini e provocare l'orgasmo. Aigremont dice che in Alsazia-Lorena gli uomini hanno da tanto tempo l'abitudine di accarezzare con i loro piedi i due labrri e tutta la vagina della donna, durante i preliminari del coito. Havelock Ellis aggiunge: "La masturbazione reciproca e simultanea per mezzo dei piedi è lungi dall'essere misconosciuta nei nostri giorni".
Lo psicoterapeuta Harvey T. Leathem, che ha compiuto ricerche serie sul tema delle differenti preferenze sessuali, dichiara: "Più di un uomo prova un brusco stimolo erotico allorché una ragazza cessa di stimolare la sua erezione con le mani e si mette in modo da poter 'manipolare' il suo membro coi piedi, questa sensazione eccita quasi tutti gli uomini".
Se i giochi Olimpici comprendessero delle prove di ginnastica amorosa, il gentleman orientale che posa per un quadro antico, assai ammirato in Cina, conseguirebbe facilmente la medaglia d'oro. Il quadro rappresenta quest'uomo mentre ha dei rapporti sessuali con cinque donne nello stesso tempo, "al fine di esperimentare la gioia divina dei cinque orgasmi simultanei". Una delle donne è a cavalcioni penetrata da lui. Egli mette un dito di entrambe le mani nella vagina di altre due; gli alluci nella vagina della quarta e della quinta.
Il tema di questo quadro si è sparso in differenti parti del mondo nel corso dei secoli. In India, per esempio, nel Rajastan, un quadro celebre raffigura Raja, sulla sua terrazza, che fa l'amore con cinque donne simultaneamente, e di due di loro stimola il coito per mezzo dei piedi. Questa pittura ha per titolo: "L'Antico Ideale Eroico". Senza dubbio esiste un eroismo del coito e questo ideale ha eccitato l'immaginazione e l'ambizione sessuale degli uomini dall'inizio dell'Homo sapiens.
Sul piano psicosomatico o psicosessuale, il piede gioca anche il suo ruolo di stimolante. Partecipa all'erotismo degli stimoli sessuali di tutto il corpo. Ecco, per esempio, un commento di Kinsey in Sexual behavior in the human female: indipendentemente dai movimenti dei muscoli aduttori e abduttori posteriori, le reazioni muscolari più sorprendenti durante l'attività sessuale sono quelle dei piedi e delle dita. Il piede può porsi come prolungamento della gamba e prendere così una posizione che è impossibile nelle situazioni non erotiche, se si tratta di persone che non siano ballerini. Le dita dei piedi della maggior parte degli individui si contraggono o si allungano finchè perdura l'eccitazione. Sono numerosi quelli che alzano le dita o le piegano al punto di girare le altre dita nella direzione opposta. L'individuo che è eccitato sessualmente ha raramente coscienza di questi movimenti, ma le riproduzioni grafiche del coito nell'arte erotica mondiale ne attestano l'universalità [...]. Nell'arte erotica giapponese, per esempio, le dita del piede sono, da otto secoli, al meno, il simbolo delle reazioni erotiche".
L'azione riflessa del piede e delle dita durante i rapporti sessuali, non è che uno dei numerosi esempi della partecipazione istintiva del piede nell'attività sessuale – la sua facoltà di "sentire" e di rispondere all'eccitazione sessuale. Essa si produce ugualmente nei preliminari all'atto sessuale o nei momenti di carezze calorose; ma questa azione riflessa è raramente cosciente nei partecipanti, ci dice Kinsey. Perchè questa reazione? Perchè il piede è un organo erotico, in comunicazione diretta con il processo sessuale del corpo.
La rivista Cosmopolitan, le cui lettrici sono in maggior parte giovani emancipate, sostenitrici della liberazione della donna, ha presentato ultimamente un articolo di quattro pagine intitolato "Altre zone erogene", in cui il piede viene citato come una di queste zone. "Le ragazze, come le piccole gatte, adorano essere coccolate, accarezzate, vezzeggiate, dalla testa ai piedi!... Occorre che vi impegnate a rendere le altre 'zone erogene' irresistibili, carezzevoli e degne di essere baciate [...]. I piedi sono sorprendentemente sensibili. Per chi ha voglia di raggomitolare le dita del piacere, dedicate del tempo al piede".
Così le espressioni correnti, quali "essere amorevoli fino alla punta delle dita dei piedi, o avere le dita dei piedi che si raggomitolano", non sono semplici figure di retorica, ma delle realtà podosessuali. Non tutte le parti del corpo sono invitate alla festa, ma solamente quelle il cui carattere è erogeno. Il piede vi tiene da sempre un posto d'onore.


domenica 1 gennaio 2012

TANIZAKI Jun'ichiro

  
 Hashiguchi Goyo (1880-1921)

Riportiamo per intero questo articolo di Cristiano Martorella

Il feticismo dei piedi
L'eros alla maniera del maestro Tanizaki Jun'ichiro
di Cristiano Martorella


8 novembre 2004. Tanizaki Jun'ichiro (1886-1965) è fra i romanzieri giapponesi più celebri e significativi del Novecento e gran parte della sua fama è merito anche del suo sofisticato erotismo. Certamente è stata l'opera di Tanizaki ad aver introdotto in Italia e aver fatto conoscere l'eros giapponese con la sua estetica, i rituali e le perversioni codificate da una cultura ricchissima.
Fra le passioni dominanti di Tanizaki spicca il suo feticismo per i piedi femminili, tanto che essi sono diventati addirittura protagonisti dei romanzi, come nel caso di I piedi di Fumiko (Fumiko no ashi, 1919, traduzione italiana Marsilio, 1995). Prima di passare ad analizzare l'opera del maestro Tanizaki, conviene ricordare cosa sia e cosa rappresenti in generale il feticismo dei piedi.
Col termine feticismo (dal francese fétichisme) si indica un interesse e una attrazione erotica per una parte anatomica o un oggetto. Il feticismo non è soltanto una patologia sessuale, al contrario di quanto pensano in molti. Infatti Sigmund Freud, in Tre saggi sulla teoria sessuale (1905), spiega che un certo grado di feticismo è di regola proprio dell'amore normale, in special modo in quegli stadi di innamoramento nei quali la meta sessuale normale appare irraggiungibile, oppure sembra negato il suo adempimento. Il caso patologico subentra soltanto quando il feticcio diventa unico oggetto sessuale e impedisce un rapporto sessuale completo. A parte questi evidenti disturbi sessuali, il feticismo è comunque presente nella sfera erotica. Secondo alcuni sessuologi il feticcio più frequente, ed innocuo, è costituito dai piedi. Stranamente è anche la forma di feticismo meno ammessa e discussa, quasi negata rispetto al feticismo del seno. Ciò avviene nella cultura occidentale, per fortuna non è così fra le altre civiltà.
In Giappone il feticismo dei piedi è stato perfino elevato alla dignità accademica dalla letteratura del romanziere Tanizaki Jun'ichiro. Fra le opere più note, Il diario di un vecchio pazzo (Futen rojin nikki, 1962, traduzione italiana Bompiani, 1965) è anche quella dove la passione per i piedi arriva all'estremo, tanto che il protagonista Tokusuke farà incidere l'impronta dei piedi dell'amata sulla sua tomba. Con la scusa di riprodurre un Bussokuseki (impronte di Buddha), egli stesso farà una litografia dei piedi della giovane Satsuko usando inchiostro rosso. L'operazione con la verniciatura, la manipolazione, l'asciugatura dei piedi, costituisce un'occasione per avvicinare l'oggetto desiderato. La passione assume anche toni sadomasochistici quando il vecchio fa le sue considerazioni su Satsuko.


"Poi, quando sarò morto, non potrà non pensare: Quello stupido vecchio dorme sotto questi piedi bellissimi. Sto ancora calpestando le ossa di quel povero vecchio sotto terra." (1)


Un approccio diverso, più vitale e fantasioso, è presentato con I piedi di Fumiko, il primo romanzo in cui il feticismo dei piedi è esplicito e dichiarato. Lo stesso nome della protagonista, Fumiko, chiamata anche Ofumi, richiama per omofonia il verbo fumu (calpestare). La descrizione dei piedi è minuziosa, e la cura del dettaglio fin troppo maniacale.


"A dire il vero, ero pure io in estasi per la bellezza della linea dei piedi nudi di Ofumi. Le gambe snelle e tornite come legno levigato con cura, si assottigliavano progressivamente fino alla caviglia da dove aveva inizio, con una leggera curva, il tenero collo del piede. All'estremità si stendevano ben allineate le cinque dita, che partendo dal mignolo si allungavano gradualmente verso la punta dell'alluce: ciò mi pareva molto più bello delle fattezze del suo viso. Lineamenti come i suoi si trovano anche in altre donne, ma non avevo mai visto, fino ad allora, piedi così regolari e splendidi. Quando hanno il collo piatto in modo sgradevole e le dita divaricate che lasciano intravedere le fessure, provocano la stessa spiacevole sensazione di un brutto viso. Al contrario, il collo del suo piede era ben in carne e le cinque dita ben accostate come la lettera m e allineate in ordine come una fila di denti." (2)


Lo scrittore raggiunge la sua massima abilità nell'esaltazione della sensualità ed espressività dei piedi.


"Dato che il piede era inarcato, si vedevano bene anche le pieghe della soffice carne della pianta. Visti da sotto, i polpastrelli tondi e carnosi delle cinque dita rannicchiate erano ben allineati, quasi muscoli di una conchiglia messi uno accanto all'altro. Se non fosse stato per l'illimitata flessibilità delle articolazioni, frutto di nozioni pratiche di danza, il piede non avrebbe mai potuto curvarsi in modo tanto sensuale. L'atteggiamento era provocante come quello di una donna voluttuosa che danzi ondeggiando." (3)


L'amore che Tanizaki nutriva per i piedi delle donne era sincero, e ciò traspare nelle pagine dei suoi romanzi. Questa sincerità è a tratti commovente e ci fa quasi dimenticare che il feticismo dei piedi è ancora considerato una perversione. Si tratta di un tabù ingiusto che ci priva di una risorsa dell'immaginazione, una qualità mostrata dal grande scrittore giapponese in tutto il suo rigoglioso splendore.

Note

1. Cfr. Tanizaki, Jun'ichiro, Diario di un vecchio pazzo, Bompiani, Milano (seconda edizione dei tascabili Bompiani), 1988, p. 168.
2. Cfr. Tanizaki, Jun'ichiro, I piedi di Fumiko, Marsilio, Venezia, 1995, p. 29.
3. Ibidem, pp. 30-31.

Bibliografia

Borneman, Ernest, Il dizionario dell'erotismo. Fisiologia, psicologia, pratiche, patologia, storia dell'amore e del sesso, Rizzoli, Milano. 1988
Freud, Sigmund, Sessualità e vita amorosa, Newton Compton, Roma, 1989.
Tanizaki, Jun'ichiro, I piedi di Fumiko, Marsilio, Venezia, 1995.
Tanizaki, Jun'ichiro, Diario di un vecchio pazzo, Bompiani, Milano,1965.